Questo Amore

Novembre 13, 2008
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
Il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l’ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene.

Jaques Prévert


Blues

Ottobre 24, 2008

(…)

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Oriente, il mio Occidente,
la mia settimana di lavoro e la mia domenica a far niente,
il mio mezzogiorno, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l’amore fosse eterno: e mi sbagliavo tanto.

Non servon più le stelle: spegnetele una a una;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l’oceano e sradicate il bosco;
perché ormai nulla sarà più importante.

W.H. Auden


Firma: NO AL MAESTRO UNICO!

Settembre 23, 2008

Statuto della petizione

CONTRO IL MAESTRO UNICO
Petizione in difesa della pluralità docente nella scuola elementare

La volontà del ministro Gelmini di reintrodurre il maestro unico nella scuola elementare è gravissima. Ormai sono vent’anni che questa figura è stata superata definitivamente, estendendo a tutta la scuola l’esperienza di collaborazione e condivisione di responsabilità tra docenti che era maturata nel Tempo pieno. La pluralità docente ha permesso ai maestri e alle maestre di approfondire la conoscenza disciplinare e ha rafforzato lo spirito di collaborazione, rendendo la scuola elementare una comunità di conoscenze.
Il governo invece vuole solamente un ritorno al passato che gli permetta di ottenere nuovi risparmi ai danni della già tartassata scuola pubblica. Che senso ha infatti stravolgere la scuola elementare, che tra l’altro viene valutata positivamente anche nei test internazionali, se non con l’obiettivo di mettere in crisi un settore della scuola pubblica a vantaggio del mercato e delle scuole private?
Per queste ragioni noi, insegnanti, genitori, cittadini, ci dichiariamo fermamente contrari a questi progetti, ci impegniamo a mettere in atto tutte le iniziative che potranno contrastarli e a sensibilizzare in tutti i modi l’opinione pubblica.

Cosa significa in termini di didattica
la restaurazione del maestro unico nella scuola italiana

Non sarebbe più possibile la suddivisione delle materie disciplinari tra diversi docenti: il maestro o la maestra unica dovrà insegnare tutte le materie per tutto il programma previsto nei 5 anni e dovrà aggiornarsi su tutto.

Non sarebbe più possibile impostare il lavoro dei docenti in classe sulla collaborazione e sul confronto, specialmente in riferimento ai bambini con difficoltà, alle scelte didattiche, agli stili di apprendimento. Ogni insegnante tornerà ad essere solo di fronte alla classe, alla didattica, alla psicologia dei bambini e delle bambine.

Non sarebbero più possibili le uscite didattiche nel territorio, musei, aule didattiche decentrate, manifestazioni sportive… Per evidenti questioni di sicurezza il singolo insegnante non può uscire dalla scuola con la classe da solo. Fino ad oggi questa didattica aperta al territorio era possibile per la presenza di più insegnanti e delle compresenze.

Non sarebbe più possibile per i genitori rapportarsi ad un gruppo di insegnanti. Il riferimento diverrebbe unico, senza appello, senza possibilità di confrontarsi a più voci.

Non sarebbe più possibile una didattica di recupero e di arricchimento dell’offerta formativa perché sparirebbero le compresenze e quindi la possibilità di organizzare percorsi ad hoc per alunni in difficoltà o attività di arricchimento che prevedano lavori a gruppi.

Cosa significa in termini di posti di lavoro

Un calcolo preciso è difficile farlo, sia perchè i dati che si hanno non sono nuovissimi, sia perchè sono parziali. Calcolando che le classi elementari statali in Italia nell’anno scolastico 2006/2007 erano 138.524 e che circa 1/5 erano a Tempo Pieno, lasciando un insegnante per classe, nelle classi a Tempo Pieno il taglio sarebbe di 27.704 insegnanti; nelle classi a modulo ne verrebbero tagliati 55.410
In totale il taglio di insegnanti di scuola elementare per la restaurazione a regime del maestro unico sarebbe di 83.114 maestre e maestri.

… e il Tempo Pieno?

È evidente che la restaurazione del maestro unico annulla di fatto il Tempo Piano. D’altronde l’esperienza del Tempo Pieno è stata il canale di pratiche e sperimentazioni attraverso cui la pluralità decente si è affermata per tutta la scuola italiana.

NO al maestro unico


Maledetti Professori

Luglio 30, 2008

Maledetti professori

di ILVO DIAMANTI (La Repubblica, 25 Luglio 2008)


IL “PROFESSORE”, ormai, primeggia solo fra le professioni in declino. Che insegni alle medie o alle superiori ma anche all’università: non importa. La sua reputazione non è più quella di un tempo. Anzitutto nel suo ambiente. Nella scuola, nella stessa classe in cui insegna. Gli studenti guardano i professori senza deferenza particolare. E senza timore. In fondo, hanno stipendi da operai specializzati (ma forse nemmeno) e un’immagine sociale senza luce. Non possono essere presi a “modello” dai giovani, nel progettare la carriera futura. Molti genitori hanno redditi e posizione professionale superiori. E poi, la cultura e la conoscenza, oggi, non vanno di moda. E’ almeno da vent’anni che tira un’aria sfavorevole per le professioni intellettuali. Guardate con sospetto e sufficienza.
Siamo nell’era del “mito imprenditore” . Dell’uomo di successo che si è fatto da sé. Piccolo ma bello. E ricco. Il lavoratore autonomo, l’artigiano e il commerciante. L’immobiliarista. E’ “l’Italia che produce”. Ha conquistato il benessere, anzi: qualcosa di più. Studiando poco. O meglio: senza bisogno di studiare troppo. In qualche caso, sfruttando conoscenze e competenze che la scuola non dà. Si pensi a quanti, giovanissimi, prima ancora di concludere gli studi, hanno intrapreso una carriera di successo nel campo della comunicazione e delle nuove tecnologie.

Competenze apprese “fuori” da scuola. Così i professori sono scivolati lungo la scala della mobilità sociale. Ai margini del mercato del lavoro. Figure laterali di un sistema – la suola pubblica – divenuto, a sua volta, laterale. Poco rispettati dagli studenti, ma anche dai genitori. I quali li criticano perché non sanno trasmettere certezze e autorità; perché non premiano il merito. Presumendo che i loro figli siano sempre meritevoli.

Si pensi all’invettiva contro i “professori meridionali” lanciata da Bossi nei giorni scorsi. Con gli occhi rivolti – anche se non unicamente – alla commissione che ha bocciato “suo figlio” agli esami di maturità. Naturalmente in base a un pregiudizio anti-padano. I più critici e insofferenti nei confronti dei professori sono, peraltro, i genitori che di professione fanno i professori. Pronti a criticare i metodi e la competenza dei loro colleghi, quando si permettono di giudicare negativamente i propri figli. Allora non ci vedono più. Perché loro la scuola e la materia la conoscono. Altro che i professori dei loro figli. Che studino di più, che si preparino meglio. (I professori, naturalmente, non i loro figli).

Va detto che i professori hanno contribuito ad alimentare questo clima. Attraverso i loro sindacati, che hanno ostacolato provvedimenti e riforme volti a promuovere percorsi di verifica e valutazione. A premiare i più presenti, i più attivi, i più aggiornati, i più qualificati. Così è sopravvissuto questo sistema, che penalizza – e scoraggia – i docenti preparati, motivati, capaci, appassionati. Peraltro, molti, moltissimi. La maggioranza. In tanti hanno preferito, piuttosto, investire in altre attività professionali, per integrare il reddito. O per ottenere le soddisfazioni che l’insegnamento, ridotto a routine, non è più in grado di offrire. Sono (siamo) diventati una categoria triste.

Negli ultimi tempi, tuttavia, il declino dei professori è divenuto più rapido. Non solo per inerzia, ma per “progetto” – dichiarato, senza infingimenti e senza giri di parole. Basta valutare le risorse destinate alla scuola e ai docenti dalle finanziarie. Basta ascoltare gli echi dei programmi di governo. Che prevedono riduzioni consistenti (di personale, ma anche di reddito): alle medie, alle superiori, all’università. Meno insegnanti, quindi. Mentre i fondi pubblici destinati alla ricerca e all’insegnamento calano di continuo. Dovrebbe subentrare il privato. Che, però, in generale se ne guarda bene. Ad eccezione delle Fondazioni bancarie. Che tanto private non sono. D’altra parte, chissenefrega. I professori, come tutti gli statali, sono una banda di fannulloni. O almeno: una categoria da tenere sotto controllo, perché spesso disamorati e impreparati. Maledetti professori. Soprattutto del Sud. Soprattutto della scuola pubblica. E – si sa – gran parte dei professori sono statali e meridionali.

Maledetti professori. Responsabili di questa generazione senza qualità e senza cultura. Senza valori. Senza regole. Senza disciplina. Mentre i genitori, le famiglie, i predicatori, i media, gli imprenditori. Loro sì che il buon esempio lo danno quotidianamente. Partecipi e protagonisti di questa società (in)civile. Ordinata, integrata, ispirata da buoni principi e tolleranza reciproca. Per non parlare del ceto politico. Pronto a supplire alle inadempienze e ai limiti della scuola. Guardate la nuova ministra: appena arrivata, ha già deciso di attribuire un ruolo determinante al voto in condotta. Con successo di pubblico e di critica.

Maledetti professori. Pretendono di insegnare in una società dove nessuno – o quasi – ritiene di aver qualcosa da imparare. Pretendono di educare in una società dove ogni categoria, ogni gruppo, ogni cellula, ogni molecola ritiene di avere il monopolio dei diritti e dei valori. Pretendono di trasmettere cultura in una società dove più della cultura conta il culturismo. Più delle conoscenze: i muscoli. Più dell’informazione critica: le veline. Una società in cui conti – anzi: esisti – solo se vai in tivù. Dove puoi dire la tua, diventare “opinionista” anche (soprattutto?) se non sai nulla. Se sei una “pupa ignorante”, un tronista o un “amico” palestrato, che legge solo i titoli della stampa gossip. Una società dove nessuno ritiene di aver qualcosa da imparare. E non sopporta chi pretende – per professione – di aver qualcosa da insegnare agli altri. Dunque, una società senza “studenti”. Perché dovrebbe aver bisogno di docenti?

Maledetti professori. Non servono più a nulla. Meglio abolirli per legge. E mandarli, finalmente, a lavorare.

 

http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/politica/bussola-diamanti-25-lugl/bussola-diamanti-25-lugl/bussola-diamanti-25-lugl.htm


Mr Campanello: Presentazione nella libreria Liber.mente, Roma

Giugno 14, 2008

IMPORTANTE EVENTO CULTURALE

Lunedì 16 Giugno, alle ore 18:00, il romanzo Mister Campanello di Gian Paolo Camurri sarà opresentato presso la libreria “Liber.menTE” di Roma, in Via del Pellegrino 94 (zona Campo de’ Fiori).

Interessante iniziativa culturale, per spegnere la tv e riscoprire, sfogliando qualche pagina, il magico mondo della lettura.


Camminando. Ruben Blades.

Maggio 30, 2008

Camminando
si apprende la vita
camminando
si conoscono le cose
si sanano le ferite
del giorno prima.
Cammina
Guardando 1 stella
ascoltando una voce
seguendo le orme di altri passi.
Cammina
cercando la vita
curando le ferite
lasciate dai dolori.
Niente può cancellare il ricordo
del cammino percorso. Ruben Blades

 


Neruda: sonetto

Maggio 30, 2008

Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, entro l’ombra e l’anima.

T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sè, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T’amo senza sapere come, nè quando nè da dove,
t’amo direttamente senza problemi nè orgoglio:
così ti amo perchè non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

Pablo Neruda


Consigli per la lettura: Mister Campanello

Maggio 24, 2008

MISTER CAMPANELLO

L’ottimista vede opportunità in ogni pericolo, il pessimista vede pericolo in ogni opportunità”.

Se questo celebre aforisma di Churchill è veritiero, Gian Paolo Camurri deve essere senz’altro un ottimista…

Polli, protagonista del romanzo Mr. Campanello, è vittima di un terribile incidente stradale che per un periodo piuttosto lungo lo costringe in un letto d’ospedale e, per dieci giorni, gli ruba il senno. Uomo coscienzioso dotato di un radicato senso del dovere, dedito alla famiglia, al lavoro, alla vita di parrocchia e di partito, sempre pronto ad aiutare il prossimo, Polli dal giorno alla notte si ritrova ad aver bisogno degli altri, dei propri familiari, della sorella, dei colleghi. Questo cambio di prospettiva è l’opportunità che il grande pericolo vissuto gli regala e che Polli coglie in pieno.

Il romanzo Mister Campanello parla di una degenza, fisica ma soprattutto spirituale, parla di una guarigione difficile,  conquistata giorno per giorno, anche attraverso lo strumento della fantasia, del sogno. Mister Campanello è una grande favola adulta, con un lieto fine non stucchevole o forzato, ma che si pone come auspicio per la vita futura. L’incidente, la degenza, la riabilitazione, i lunghi giorni in compagnia di se stesso, lontano dai problemi di lavoro, dalla frenesia della vita produttiva, regalano a Polli una pace interiore e un rinnovato spirito fanciullesco, di chi per la prima volta scopre il mondo attorno a sé e ne rimane incantato. Nella narrazione la “felicità” non giunge come ciliegina sulla torta all’ultimo capitolo, ma si insinua delicatamente, in punta di piedi, pagina dopo pagina, consapevole della propria fragilità. Mister Campanello non è un testo che pretende di insegnare a vivere, come oggi se ne vedono tanti. Semplicemente è la grande favola di una vita che ha rischiato di spezzarsi e che come un fiore pestato timidamente ma con coraggio cerca energia e motivazione in ogni singola goccia di rugiada che la notte può dare, per potersi di nuovo schiudere in un’alba perfetta.

A.M.

LA RECENSIONE della casa editrice

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NATs Colombia: incontro con due ragazzi lavoratori

Maggio 4, 2008
 

Giovedì 17 Aprile 2008

Incontro con ragazzi lavoratori della Colombia appartenenti all’associazione NATs

 

Situazione attuale della Colombia

Vi sono 44 milioni di abitanti.

Il governo è di estrema destra, appoggiato dagli Stati Uniti. Gli USA, d’accordo col governo Colombiano, stanno finanziando e mettendo in atto un programma di defertilizzazione dei terreni: vengono mandati aerei americani che spargono sui terreni dei pesticidi che rendono la terra sterile per 100 anni, fertile solo alle piante di coca.

Questo ha portato ad un conflitto armato che dura ormai da 20 anni, nel quale gruppi di contadini che appoggiano il governo si scontrano in una guerriglia continua contro gruppi paramilitari. Leggi il seguito di questo post »


La Crostata con Marmellata

Aprile 24, 2008

 

 

INGREDIENTI:

-         3 etti di farina

-         4 cucchiai di zucchero

-         1 etto di burro

-         2 uova

-         1 dose di lievito per dolci

-         marmellata/ nutella per la farcitura

 

 

 

PREPARAZIONE:

 

- Preparare la pasta unendo alla farina tutti gli ingredienti, nell’ordine: uova, burro, zucchero, lievito.

- Una volta pronto l’impasto, tirarlo col matterello fino a formare una base a forma di cerchio, delle dimensioni della teglia nella quale si cuocerà la torta.

- Si presti attenzione a lasciare una parte dell’impasto da parte: con questa si dovrà ricoprire il bordo della teglia e formare le striscioline per il sopra della torta.

- Ricoprire la teglia con la carta da forno, e porvi la base appena fatta.

- Rivestire il bordo con la pasta lasciata da parte precedentemente.

- Con una forchetta, bucherellare la base, per permettere una cottura migliore.

- Ricoprire la base con la marmellata scelta, la quantità può variare a seconda dei gusti.

- Infine, creare striscioline sottili con le quali creare una sorta di “scacchiera” sopra la farcitura.

- Cuocere in forno per 30 minuti, a una temperatura di 150°, in forno preriscaldato.

 

Fatemi avere i vostri commenti su come è andata!!!